Cos'è
‘Qui, dove sorge questa borgata, dal fare gentile e cittadino, le nevi tenevano il loro impero di candore” così Antonio Stoppani parla di Varedo, mentre Cesare Cantù, patriota, deputato e storico risorgimentale, così descrive Varedo e dintorni: ” aria salubre, suolo piano, sparso di vaghe collinette, molto fertile in gelsi, biade, vini e frumento della migliore qualità’ la popolazione in generale è agricola ed in poca porzione applicata al commercio”.
Antonio Stoppani, Cesare Cantù ricordano compiaciuti Varedo il che costituisce già di per sé un motivo di giusto orgoglio, considerando l’altezza e la fama di quei due grandi lombardi. Al di là di queste prestigiose citazioni inizieremo la storia di Varedo a partire dalla formazione del territorio. Come tutta la pianura padana anche il territorio di Varedo fu invaso dalle acque del mare.
A testimonianza di questo evento, in un recente passato, in zona della Valera vennero rinvenuti dei fossili marini pietrificati (foto sopra). Successivamente, il territorio subì le conseguenze delle ere glaciali fino all’ultima di esse ove, come ci descrive lo Stoppani, ‘con l’ultima morena, si arrestò l’impero dei ghiacci’. Vari toponimi, nel corso dei secoli passati, ci ricordano di rilievi morenici in Varedo ormai completamente scomparsi ad opera degli agenti atmosferici e dell’attività umana.
Si premette che il periodo che va dalle origini all’epoca dei comuni medievali è talmente oscuro per scarsità di prove e documenti che una storia locale e municipale è obbligata a registrare solo qualche notizia frammentaria, perciò, uscendo dal piccolo cerchio propostoci, ci si deve connettere alla storia generale, anche questa talvolta basata su ricostruzioni ideali, peraltro tramandataci da autorevoli studiosi antichi.
L’origine del paese non la si conosce e il significato del suo nome è incerto. Valedeo, Varadeo, Varedeo, Varè (sec. XIII), fino all’attuale Varedo sono le diverse denominazioni in cui si ritrovano il paese e i personaggi originari del luogo dalle più antiche pergamene ai più recenti documenti. Il primo atto in cui viene citato il nome Valedeo è del Monastero di Meda e risale al febbraio 968.
Che nel territorio di Varedo vi siano stati degli stanziamenti umani fin dal Neolitico, circa 4-5000 anni fa, è noto solamente dal 1972 quando, in prossimità delle acque del Seveso, nella zona attualmente denominata Area Snia, furono rinvenuti numerosi utensili di uso quotidiano di varia natura nonché numerosi resti di pali conficcati in massicciate di ciotoli. Dall’analisi di questi reperti archeologici gli studiosi ritengono che i primi abitanti di Varedo, sulla base delle attuali conoscenze, fossero i Liguri. Secondo alcuni, altre tracce della presenza di questa popolazione si possono riscontrare in una antica pergamena del Monastero di Meda del 1021 ove appaiono due nomi con il caratteristico suffisso “asc”, Valedasca e Palatasca, che si riferiscono a due zone di Varedo.
Ai liguri, all’incirca nel 400 A.C., seguirono i Galli-Celti. Non esistono reperti archeologici attestanti l’insediamento di questo popolo. L’unica traccia attestante la loro presenza in Varedo la si può riscontrare in toponimi di sicura origine celtica che appaiono in antichi documenti e che indicano vari terreni sparsi in Varedo.
Approssimativamente due secoli A.C. il territorio venne conquistato dai Romani. All’organizzazione gallo-celtica, descritta da Giulio Cesare nel “de Bello Gallico”, subentrò di conseguenza il municipium romano. I centri minori, come Varedo, si trovarono a far parte di quello di Milano che si estendeva per circa la metà dell’attuale provincia milanese. Tracce della civiltà romana in Varedo sono state rinvenute in necropoli localizzate in tre diversi punti del territorio.
Con la decadenza dell’impero romano d’occidente il nostro territorio subì le incursioni barbariche. Non è dato sapere, in particolare, quale fu la sorte di Varedo in un simile contesto. Probabilmente le scorrerie, le depredazioni, le pestilenze e la fuga della popolazione alla ricerca di migliori condizioni di sopravvivenza furono fenomeni che coinvolsero anche i nostri predecessori. Con l’arrivo dei Longobardi si stanziò a Varedo, rimanendovi per alcuni secoli, in qualità di proprietari di parecchi beni, la signoria di una potente famiglia di feudatari: gli Hermenulfi da Varedeo i cui componenti apparirono sulla scena politica milanese tra il 1100 ed il 1200. A testimonianza della presenza di personaggi d’alto rango d’origine longobarda in territorio varedese, furono rinvenute, nel maggio del 1962, tre tombe contenenti scheletri ancora composti attorno ai quali giacevano ricchi corredi funebri (foto sotto). Pertanto si potrebbe avanzare l’ipotesi che Varedo sia stata sede di una fara militare (suddivisione territoriale longobarda).
Tra il 774 ed il 1254 D.C., con l’avvento del governo dei franchi e dei germani anche il nostro territorio fu interessato dal feudalesimo e conseguentemente dallo sfruttamento totale, da parte dei feudatari, dei cosiddetti ‘servi della gleba’ ai quali veniva riconosciuto solamente il diritto alla sopravvivenza. In questo periodo il milanese venne suddiviso in cinque territori affidati a conti e pertanto chiamati contadi. Dal contado della Martesana, avente come capoluogo Vimercate, dipendevano 14 pievi che funzionavano come circoscrizioni civili-religiose, fra le quali quella di Desio a cui era sottoposta Varedo.
Tale situazione perdurò fintanto che il popolo, dopo l’anno mille, combattendo riuscì ad emanciparsi e sorsero così i liberi comuni.
Quando sia sorto il comune a Varedo non è dato sapere mancando una documentazione locale; solo in una pergamena del maggio 1254 troviamo la nostra comunità organizzata con le sue autorità, i cui nomi ci vengono riferiti da un altro documento, dove appaiono come testimoni in occasione della misurazione ed elencazione dei beni che il Monastero Maggiore di San Maurizio di Milano possedeva a Varedo.
Ottenuta la libertà, città e paesi della Lombardia non furono però in grado di mantenerla a lungo. In particolare, due grandi famiglie, i Torriani, capi del popolo, e i Visconti, rappresentanti dei nobili si disputarono il dominio su Milano e sui paesi vicini, compreso Varedo. Lo scontro fra loro divenne inevitabile; il 21 gennaio 1277 Ottone Visconti sconfisse a Desio il rivale Napo della Torre in una battaglia la cui ultima fase si concluse, secondo lo storico Galvano Fiamma, sul confine tra Varedo e Palazzolo. Qui a testimonianza dell’evento, nei pressi della Cascina Novati esisteva un appezzamento denominato ‘Campo dei morti’. Successivamente nel 1285, secondo lo storico Giulini, l’esercito di Jacopo Muzio, bergamasco, si accampò a Varè per marciare contro i Torriani ed i Comaschi che avevano occupato Castelseprio appartenente ai milanesi. Fino alla fine del 1400, primi anni del 1500, dunque Varedo fu sottoposta alla signoria dei Visconti, prima, e degli Sforza, poi.
All’alba dell’età moderna, con l’arrivo degli eserciti stranieri, tramonta l’indipendenza del ducato milanese. In un primo momento, dominate dalle truppe francesi, le varie località vennero sottoposte ad una loro diretta e malgestita amministrazione. E’ in questo periodo, e precisamente nel 1523, che le monache del Monastero di Santa Maria Maddalena di Milano, quasi tutte appartenenti al patriziato milanese, cedono i loro terreni di Varedo in enfiteusi (in affitto perpetuo) a “Paximus de Bagatis”, diventandone, col tempo, i discendenti, proprietari. Più tardi la famiglia Bagatti aggiungerà al proprio cognome quello della famiglia Valsecchi, baroni di Belvignate. Nel 1535 il ducato passò sotto la dominazione spagnola, una delle peggiori che sopportò la Lombardia nel corso della sua storia poiché, su tutto il territorio, vi furono ricorrenti carestie con conseguenti epidemie, in particolare di peste, che decimarono la popolazione. Di quel periodo sappiamo che Varedo, appartenente al feudo di Desio, dopo vari passaggi venne acquistato dai marchesi spagnoli Manriquez nel 1580. Circa un secolo più tardi, estintasi questa famiglia nella linea maschile, il feudo venne smembrato e le terre di Varedo, nel 1676, vennero riscattate dai marchesi Crivelli di Agliate. Questi nobili mantennero quei privilegi feudali sulla popolazione, reintrodotti dagli spagnoli, fino a quando vennero aboliti da Napoleone Bonaparte in seguito alla conquista della Lombardia nel 1796.
Nel 1707, durante la guerra di successione, il dominio spagnolo sul Milanese cadde. Ma solamente nel 1748, con la pace di Aquisgrana, l’occupazione austriaca si instaurerà saldamente sulle nostre terre e si aprirà un cinquantennio di pace nel corso del quale i dominatori attueranno una serie di riforme di varia natura.
In questo secolo visse Maria-Gaetana AGNESI (1718-1799). La celebre matematica dimorò per qualche periodo nel palazzo paterno in località Valera. Sono a lei dovuti alcuni studi e ricerche su algebra e geometria; fin da giovanissima conosceva perfettamente francese, latino, tedesco, spagnolo, ebraico e greco di cui compilò un importante dizionario greco-latino e un ‘trattato’ in greco sulla mitologia. Alla morte del padre (1752) si dedicò esclusivamente alle opere di carità arrivando a condividere completamente la vita con le sue assistite fino alla morte.
Dal 1796 al 1814 anche Varedo fece parte del dominio Napoleonico e seguì la medesima sorte dei territori limitrofi in particolare a riguardo del reclutamento obbligatorio dei giovani per rimpinguare le fila dell’esercito francese soprattutto in occasione della campagna di Russia. Si racconta poi che Napoleone Bonaparte, soggiornante nella non lontana villa di Mombello nel 1797, mandasse tutti i giorni al piccolo paese di Varedo una corvè di soldati a prendere l’acqua dal pozzo del signor curato perché era “fresca, limpida, leggera e soprattutto digestiva”.
Sconfitto Napoleone nel 1814 l’Austria tornò a governare la Lombardia. Seguì poi nel XIX secolo il periodo del Risorgimento italiano. Circa la partecipazione dei Varedesi alle lotte del Risorgimento non si hanno notizie particolari.
Sappiamo invece il sacrificio che sopportò la nostra cittadinanza nel corso delle guerre del XX secolo.
Tra il 1915 ed il 1918, nel corso della Grande Guerra, 51 furono i Caduti varedesi. Lo stesso olocausto si rinnovò tra il 1940 ed il 1945 con i 29 Caduti dell’ultima guerra mondiale e con i 10 Caduti della guerra di Liberazione.
A partire dai primi anni ’50 del secolo scorso anche Varedo, come tutto l’interland milanese, venne interessata da una forte industrializzazione alla quale seguì una forte immigrazione di persone soprattutto dal Veneto e dal sud d’Italia che portò la popolazione dai circa 5.000 abitanti del 1950 ai quasi 13.000 del 1990 su un territorio di 4,8 Kmq.
Negli ultimi anni del XX secolo nella nostra cittadina vi fu l’immigrazione anche di un buon numero di cittadini extracomunitari (144 alla fine del 2000).
Ora Varedo, città dal 25 Ottobre 1999, al suo onorevole trascorso, unisce una realtà presente ricca di iniziative che la fanno ricordare per le sue fabbriche, che, nel lavoro, fonte di prima nobiltà, affermano il suo nome al di là dei confini nazionali.